Il distacco è come strapparsi un pezzo. Di cuore, di anima, di corpo. Di vita. Distaccarci da chi amiamo, spesso contro la nostra volontà, è una sensazione spesso dilaniante. Di questo parlo nell’ultima delle mie poesie poesie di vita e d’amore in romanesco.
Una ferita che sanguina a lungo, la cui cicatrice ci portiamo dietro per sempre. A volte celata dietro a pensieri fumosi e persi nelle notti insonni. Un supplizio che non vorremmo mai affrontare e che, paradossalmente, ci aiuta a crescere. Nonostante lasciamo sul campo più di una dolorosa sconfitta. E quella voce, ingannatrice, che mentre ci distacchiamo ci dice che magari non tutto è perduto.
E in quei momenti il cuore distrutto dal dolore ci porta dove vuole lui. Senza che riusciamo ad arginarne gli scossoni, come onde sugli scogli. Finché la ferita si chiude e torniamo a respirare. Oggi pubblico quindi ”Er distacco”, una delle mie poesie di vita e d’amore in romanesco, fra quelle che si possono trovare pubblicate sulla mia pagina Facebook e sul profilo Instagram.
”Er distacco”
Chi te dice che a distaccasse da quarcuno è facile,
nun je crede. O nun j’è mai capitato oppure te sta a cojonà.
Er distacco è n supplizzio, a cosa peggiore che poi augurà a chi voi bene.
Come staccasse co le mani n pezzo de core,
che l’animaccia sua nun finisce mai da sanguinà.
E più provi a tappà a ferita co e dita, più fa male.
Ma r lato peggiore sta n quer briciolo de speranza
che mentre te distacchi te parla. E te dice sottovoce,
che nessuno pò sentì, che magari ancora na speranza rimane.
Che magari er distacco nun è pe sempre. E te ce credi, ce speri.
Mentre er dolore te se porta dove vole lui.
Photo – Pixabay